Nel 2018 un funerale su quattro si conclude con la cremazione

Cresce in Italia la scelta della cremazione dei defunti. È in atto una vera e propria rivoluzione culturale, anche perché la Chiesa cattolica non la vieta e la pratica è più conveniente delle sepolture tradizionali. Le cremazioni effettuate in Italia nel 2017 sono cresciute dell’11,5%. Nel 2018, si sono registrate, a consuntivo, circa 160mila cremazioni, con una media nazionale del 25%. In altre parole, un funerale su quattro si conclude con la cremazione dei feretri.

 

La situazione in Italia

Il Centro ricalca la media nazionale, il Nord ha superato il 30%, con picchi dell’80% in provincia di Milano; mentre nel Sud e nelle isole i numeri più contenuti. Il Legislatore ha riordinato la materia il 30 marzo 2001, prevedendo la possibilità di dispersione delle ceneri. Dispersione che può avvenire solo dietro autorizzazione dell’ufficiale di stato civile (come la cremazione) e che va attuata sulla base dell’espressa volontà del defunto. Alle Regioni spettano i Piani di coordinamento sul territorio, ai Comuni la realizzazione degli impianti. Il meccanismo, di fatto, si è messo in moto una quindicina di anni fa.

Differenza Nord-Sud

Analizzando i dati territoriali, emerge che le Regioni dove la cremazione è più sviluppata continuano ad essere la Lombardia, il Piemonte e la Emilia Romagna. In effetti, sono le Regioni che dispongono del maggior numero di impianti operativi. Il divario Nord-Sud è evidente se si considera che il Piemonte, con 4,5 milioni di abitanti, ha ben 14 crematori, mentre la Campania, con 6 milioni di abitanti, ne ha appena 3. Ma la domanda è diffusa e il ricorso alla cremazione si muove di pari passo con la nascita dei crematori lungo la penisola. Allo stato, gli impianti in Italia sono 84, Mater è l’85esimo, il quarto in Campania, il primo in provincia di Caserta.

La cremazione in Europa

Se in Giappone e in Estremo oriente è, di fatto, l’unico rito praticato, il primato delle cremazioni in Europa spetta alla Svizzera, con l’85%. Seguono la Slovenia, la Svezia e la Repubblica Ceca. Il Gran Bretagna il tasso è del 76%; in Germania, del 55%; in Spagna (solo Barcellona), del 50%.